TRA LUCI E OMBRE DELL’ESSERE


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I mostri che abbiamo dentro
che vagano in ogni mente
sono i nostri oscuri istinti
e inevitabilmente
dobbiamo farci i conti.

Giorgio Gaber

Abbiamo provato orrore, rabbia, dolore, indignazione, tristezza… Per un attimo abbiamo pensato: poteva essere mio figlio. Ecco, per un attimo.

Vi ricordate l’immagine del bambino morto sulla spiaggia? E come dimenticarla, mi chiederete. Eppure, non se ne parla più. Sono state spese tante parole su quella foto. Erano poi convincenti sia gli argomenti “pro” che quelli “contro” la pubblicazione. Appunto, si parlava della pubblicazione.

Ci preoccupiamo per la foto, mentre il vero problema sta in quello che c’è dietro quella immagine. Chiediamo il rispetto per la morte, mentre è il rispetto per la vita che manca.

Ci esponiamo, diciamo la nostra, spesso e volentieri, per sentirci almeno un pochino “migliori” degli altri. Eccoli gli uomini: vanno avanti e indietro per la strada: ognuno è un mascalzone e un delinquente per natura, un idiota. Ma se sapessero che io sono un omicida e ora cercassi di evitare la prigione, si infiammerebbero tutti di nobile sdegno (Fëdor Dostoevskij, Delitto e Castigo).

In realtà, la non-accoglienza che osserviamo nel caso degli “immigrati”, è la stessa non-accoglienza che mostriamo tutti i giorni verso l’altro. E non si tratta soltanto della paura della diversità. Spesso è solo un pretesto. Sembra che l’altro ci debba sottrarre, togliere qualcosa, che ogni volta che migliora la situazione dell’altro, peggiori la nostra. Ma davvero se sta bene l’altro, non possiamo star bene anche noi? Cosa abbiamo di così prezioso da dover proteggere, difendere dall’altro?

Un essere umano è per la sua natura “imperfetto”, cioè è fatto di luci e ombre. Sarebbe inutile e controproducente negare le ombre. Come è inutile contestare la rabbia, l’invidia, la gelosia o la paura. Non ci resta che accettarle e conviverci. Non ci può essere il bene senza il male, non può esistere la luce senza l’ombra.

Ma si può riscoprire e far splendere la luce. Nell’altro sta l’occasione per noi di essere umani. Tornare a rivolgere l’attenzione all’altro, con un atteggiamento di apertura, di disponibilità e di accoglienza, costituisce un’opportunità di arricchimento. Ci è indispensabile la condivisione, e per questo serve anche lo sforzo a comprendere. Si cresce nell’incontro con l’altro. Ma anche nello scontro, a condizione di riuscire a mettersi in discussione. Un abbraccio che diamo è anche un abbraccio che riceviamo.

E non si tratta del “buonismo”, vero o finto che sia. È questione della qualità di vita. Se non addirittura di sopravivenza. Già, perché quel bambino sulla spiaggia poteva essere mio figlio.

Category: LIFESTYLE

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