LO SCAMBIO DIMENTICATO

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Tu mi dai una cosa e io ho il dovere di ricambiare. Non solo il dovere: è anche una questione di dignità, di onore, di umanità. Nello scambio i rapporti interumani raggiungono la loro forma suprema.(Ryszard Kapuściński, Ebano)

 

 

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Non vi capita di sentirvi a disagio, scocciati, forse addirittura arrabbiati quando qualcuno vi ferma per strada proponendovi l’acquisto degli oggetti pressoché inutili, offrendovi dei servizi da voi non richiesti o, semplicemente, chiedendovi l’elemosina? Nonostante spesso proviamo compassione per la condizione altrui, per vari motivi possiamo scegliere di non esaudire le loro richieste. Ma come mai dopo subentra questo disagio, questo particolare senso di colpa, anche se di colpe non ne abbiamo?

 

Il grande conoscitore della cultura africana (o meglio, delle culture africane, perché ne esistono tante, differenti tra di loro) Ryszard Kapuściński in Ebano la descrive come una cultura di scambio. Partendo da un’unione tra un uomo e una donna, che ha alla base uno scambio tra i clan dove uno dei due offre la donna in cambio dei beni materiali, in questa cultura tutto assume forma di un regalo, di un’offerta che esige la sua ricompensa. Il dono non ricambiato grava su chi non lo ripaga, gli brucia la coscienza, può addirittura provocare disgrazie, malattie e morte. Per questo il ricevere un regalo è come un segnale, il pungolo a contraccambiare ristabilendo l’equilibrio: ho avuto? Devo dare.

La persona che si avvicina ci porta dei doni: ci offre la sua persona e la sua attenzione, fornisce informazioni, ad esempio indicandoci il posto libero nel parcheggio, oppure ci regala la sua arte, suonando la musica. Rifiutando l’offerta e non dando la ricompensa ci dimentichiamo che lo scambio funziona su più piani e i valori simbolici possono essere ricambiati con valori materiali e viceversa. Ed è così anche nelle culture occidentali, anche se ormai siamo abituati a intendere lo scambio come la cessione di un bene o servizio in cambio di moneta, quindi sostanzialmente come compravendita.

 

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Non è sempre stato così. Prima dell’invenzione della moneta si ricorreva al baratto, cioè allo scambio diretto dei beni contro beni e beni contro servizi. Con l’aumento degli spostamenti delle popolazioni e con lo sviluppo del commercio è emersa l’inadeguatezza di questo tipo di scambio, quindi dal baratto semplice (diretto) si è passato al baratto mediato (multiplo, indiretto), con l’uso di una terza merce. In questo tipo di scambio si cede un bene o un servizio ricevendone in cambio un altro bene o servizio che non si desidera avere, ma che si scambia per ottenere quanto desiderato, ovvero il bene ottenuto nello scambio è desiderato per il suo valore di scambio e non per il suo valore d’uso.

In diverse popolazioni il baratto è ancora vivo in varie forme. Secondo Isabel Allende (Il quaderno di Maya) in alcune isole cilene tra le quali l’isola di Chiloé il baratto è un meccanismo essenziale dell’economia. Si scambiano i prodotti della terra con altri beni e servizi e nessuno mette un prezzo alle cose, ma tutti sanno qual è il loro giusto valore e tengono i conti a memoria. Il sistema fluisce con eleganza, non si citano i debiti, ciò che si dà, né ciò che si riceve. In più non è indispensabile ripagare il debito direttamente al creditore, ma si può fare una carambola, anche doppia o tripla. Esiste comunque la certezza che ogni favore e ogni dono prima o poi verrà ricambiato.

 

Osservando la vita del mio quartiere noto che anche qui è presente il baratto in carambola: ci scambiamo i vestiti dei bimbi, condividiamo il cibo, accompagniamo i bambini dei vicini a scuola, ecc. senza mai esigere una ricompensa, ma comunque con la certezza che il favore verrà restituito, magari da un’ altra persona. E ci scambiamo pure le ricette, i consigli, le informazioni, dunque le idee, seguendo il motto: Se tu hai un’idea ed io ho un’idea, e decidiamo di scambiarcele, dopo ognuno di noi avrà due idee. Se io ho un dollaro, e tu hai un dollaro, e ce li scambiamo, dopo lo scambio abbiamo sempre un dollaro a testa. Quello che più conta in queste situazioni è il valore relazionale e l’aspetto solidale dello scambio.

Inoltre con la “crisi economica” che ha provocato la diminuzione del potere di acquisto, il baratto può costituire in parte una risposta alle crescenti difficoltà delle famiglie. Come tale è sempre più presente nei quartieri e nelle città ad esempio sotto forma di swap party, le “feste del baratto”, dove si scambiano soprattutto i vestiti e gli articoli per bambini. Anche in internet sono in crescita i portali o forum che promuovono il baratto non solo come filosofia solidale, ma anche come forma di circolazione sostenibile o riciclo di oggetti, quindi come necessità ecologica. Sono spesso gratuiti e offrono un servizio di scambio tra gli utenti, come ad esempio www.coseinutili.it, che si propone come il sito di baratto online asincrono per lo scambio, il riuso e il riutilizzo di oggetti usati, nonché banca del tempo.

Una forma particolare di baratto è costituita dallo scambio di appartamenti e dalle reti di ospitalità internazionali, associazioni che offrono alloggio e pernottamento a prezzi vantaggiosi o addirittura gratuito ai loro membri. Per saperne di più potete consultare ad esempio i siti www.couchsurfing.org o www.airbnb.com.

Andrea Segrè, Presidente del Last Minute Market Spin-Off Accademico, del quale ho parlato nel post LEFTOVERS, OVVERO GLI AVANZI CREATIVI condivide su Facebook questa preziosa riflessione: Non è dunque la crescita la soluzione, quanto quale tipo di crescita scelgo di incoraggiare. Costruendo per esempio un mondo dove si può sostituire quando serve, il denaro (mercato) con l’atto del donare, e non soltanto perché si tratta di un anagramma: il dono, la gratuità, che porta alla relazione e alla reciprocità. È possibile allora far funzionare i mercati in modo da promuovere maggiore uguaglianza, e/o quindi farli funzionare meglio, creando ad esempio le condizioni per una “maggior uguaglianza di opportunità” . Possiamo quindi sommare al valore d’uso e di scambio dei beni, che denotano il mercato così come lo concepiscono i più, il valore di relazione e aumentare dunque il capitale relazionale. Che poi si consuma tutto e non si spreca. È uno scambio anche questo, soltanto che ce ne siamo dimenticati.

Già, ce ne siamo dimenticati. Lo scambio non è sinonimo di compravendita.

 

Cito Ryszard Kapuściński da Ebano, Feltrinelli, Milano, 2007 e Isabel Allende da Il quaderno di Maya, Feltrinelli, Milano, 2013.

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  1. UMBERTO says:

    Premetto che a mio avviso la moneta non potrà mai essere sostituita in un’economia come la conosciamo oggi. Moneta intesa come strumento necessario ad attribuire un valore ad un bene, un servizio o ad un’altra moneta. Però l’articolo di Katerina mi ha fatto pensare e ricordare che il mio primo strumento utilizzato di compravendita (come per tanti altri bambini) è stato il baratto.
    In effetti, quando si è piccoli, non si riesce ad entrare nel meccanismo di valore delle cose valutabile con la moneta, quanto più ad un valore affettivo!!! Ecco che allora i bambini tra di loro creano dei micro sistemi economici dove si scambiano i loro giochini. Al gioco non si attribuisce quindi un valore monetario (10 euro, piuttosto che 5 o 50); un gioco è sempre un gioco, se quindi viene ritenuto non più divertente, puà essere scambiato con un altro giocattolo. Quando poi si cresce si arriva ad un processo di baratto un pò più complesso, dove in un certo qual modo si da un peso ed un valore anche all’oggetto di scambio e l’esempio lampante sono le figurine degli album.
    Ricordo ad esempio che per gli album dei calciatori, i giocatori più forti valevano due se non più figurine; ancora di più gli scudetti con l’emblema della squadra. Ho ancora memoria di un Bettega che ho scambiato per 10 figurine (anche se devo ammettere che la controparte era Juventina e forse sono stato un pò birichino!)

  2. Vorrei segnalare una iniziativa interessante che tratta non solo di scambio oggetti e baratto ma anche permute http://www.permute.it/
    La permuta è una forma un po’ più completa: qualora i beni da scambiare non hanno lo stesso valore, si può sempre pensare di offrire una piccola differenza in denaro.

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