DECRESCERE FELICEMENTE? A MELPIGNANO SI PUO’!


Decrescere: è un’opzione possibile? Forse quello di “decrescita” è un termine poco “azzeccato”? Magari di quelli che istintivamente ti portano a dire che “sei contrario” oppure che “no, non è possibile!” Decrescere? Perché? E come? Tutto cresce, si sviluppa, la biologia di cui siamo parte ce lo insegna da quando siamo al mondo. Il nostro organismo “naturalmente” cresce nel tempo se ben nutrito e sostenuto con attività fisica. Tuttavia, questa crescita ha un suo limite, e lo trova nella morte. Ad un certo punto il sistema non cresce più e muore. Perché? Perché non continua a crescere all’infinito? Perché siamo tutti sistemi “finiti”, cioè la biologia disegna sistemi che hanno nel confine temporale il loro limite più importante, dopodiché si smette di crescere e ci si spegne. Il disegno è perfetto. La natura conosce le sue regole e le applica a tutti i suoi “derivati”, noi inclusi.

Se oggi siamo qui, io a scrivere e voi a leggere è perché qualcuno che ci ha preceduto ci ha lasciato un posto in questo mega sistema che è la nostra Terra, liberando così spazio e quindi risorse utili per far crescere altri sistemi biologici. Tutto chiaro, no? Lo sappiamo da tempo immemore che il tutto funziona in questo modo.

E invece no: ci siamo inventati questa storia del PIL infinito per il nostro sistema di civiltà (o meglio, cerchiamo di far passare questa palla a chi ha smesso di osservare, pensare e interrogarsi). Crescita continua del PIL: è per questo che ci scanniamo e danniamo ogni giorno, tutti impegnati a produrre e consumare. Ad un certo punto, però qualcuno si è anche preso la briga di avvertirci: guardate la Terra è un “sistemino” finito, non potete continuare a fare finta di nulla, consumando e consumando e consumando.

Le risorse stanno per finire, incluso il tempo che non si rigenera. Ma noi, niente da fare, continuiamo a voler crescere. Ma poi crescere in cosa e in che modo? Fondamentalmente con un grosso aumento della produzione delle merci e cioè del loro consumo.  Siamo tutti affamati anche quelli che hanno appena finito di banchettare (ora si chiama shopping). Ma questa fame da dove viene? Questo buco nello stomaco (e nella mente che poi prende allo stomaco), cosa lo genera? Un buco nero che dietologi e nutrizionisti non riescono a tappare, e invece  sempre più spesso finisce per essere oggetto di studio di psicologi, psichiatri e psi-vattelapesca. Una fame che ha origine da un bisogno più profondo, fatto di inquietudini, ansie, paure, aggrovigliate e stratificate a malapena individuate e malamente sotterrate sotto strati di strisciate di carte di credito e scontrini da shopping.

Cosa c’è in fondo a quel buco nero? Che sia un antico, ingenuo, tenero e annoso bisogno di felicità? E sì, andiamo sul poetico. Ma per questo non bastavano i soldi in banca, un bel po’ di ricchezze materiali e la possibilità di soddisfare tutti gli appetiti semplicemente comprando ciò di cui abbiamo bisogno? In fondo seguiamo i nostri istinti. Eh no! I nostri istinti ci ingannano, ci mettono alla prova, e noi ci lasciamo abbindolare perché dialogare con essi è molto, molto difficile. Ecco perché finiamo in analisi. Serve un traduttore, là, stesi sul lettino con qualcuno che ci prede per mano e ci fa infilare in quel grande buco nero che abbiamo dentro per esplorarlo con consapevolezza, coscienza profonda, senza paura. E così si scopre che qualche errore l’abbiamo fatto. Mentre la nostra mente, il nostro animo ci chiedevamo delle soluzioni su un livello “differente”, noi abbiamo continuato a riproporre soluzioni inutili, fatta di cose, di materia che ci spingono a isolarci e vivere per noi stessi, mentre ciò che cercavamo era spirito ed anima, relazione e socialità.

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Qui, nella comunità di Melpignano (LE) a cui appartengo, a pochi chilometro da Capo Leuca, la nostra Finibus Terrae d’Italia, in questo Sud che chiede uno sviluppo e una ricchezza chesembra sempre a portata di mano, ma a molti sembra sempre di non riuscire ad afferrare, ci siamo posti delle domande: Essere felici è un sogno riservato a pochi fortunati oppure è una opportunità concreta per tutti? La felicità è sempre e solo denaro, salute, amore e fortuna? Qual è la formula della felicità? 

10717451_10152800265799294_649033616_nNel tentativo di trovare delle risposte plausibili, ci siamo appassionati ad un progetto concepito da BAI (l’Associazione dei Borghi Autentici d’Italia, di cui il nostro Sindaco Ivan Stomeo è attualmente Presidente) che non a caso di chiama “Borghi della Felicità”.
Borghi della Felicità è il nome di un progetto di cittadinanza attiva il cui obiettivo è aumentare il benessere complessivo della comunità mediante azioni sostenibili sul piano ambientale, sociale ed economico. Il progetto invita tutti i cittadini del borgo di Melpignano a confrontarsi collegialmente per definire insieme un nuovo modello di qualità della vita, nella convinzione che il livello di benessere e quindi di “felicità” di una collettività e delle sue persone sia legato non solo alla disponibilità e al consumo di beni e servizi , ma anche e soprattutto alla qualità delle relazioni sociali, alla partecipazione, alla conoscenza diffusa, alla preservazione e valorizzazione dell’ambiente e delle sue risorse, all’uso sapiente delle tecnologie.

Il “borgo felice” è quindi la comunità che responsabilmente si attiva e partecipa alla progettazione del proprio futuro, sforzandosi di renderlo sostenibile per sé e le generazioni future, secondo parametri che  fattivamente valorizzano i bisogni e le aspirazioni di benessere della persona e della collettività.

Come si progetta un Borgo Felice? Il progetto Borghi della Felicità ha coinvolto tra il 2013 e il 2014 le comunità di Melpignano (LE) e Saluzzo (CN) attraverso laboratori partecipati tematici, aperti a tutti i cittadini e le loro organizzazioni. Nei laboratori i cittadini, guidati da un facilitatore, i cittadini si sono incontrati, confrontati e partecipato fattivamente allo sviluppo della propria comunità. Obiettivo finale di ogni laboratorio era di generare concretamente uno o più piani di progetto utili allo sviluppo del benessere della Comunità, da consegnare alle rispettive amministrazioni comunali per sollecitarne una possibile realizzazione.

I Laboratori hanno focalizzato la loro attività sui seguenti temi:

  • Coesione e vita di comunità;
  • Paesaggio urbano ed extraurbano;
  • Cultura e identità;
  • Città intelligenti (Smart Cities);
  • Economia dell’esperienza e ospitalità;
  • Saper fare (impresa) e auto imprenditorialità.

In particolare, il lavoro svolto all’interno del progetto “Borghi della Felicità” ha consentito ai partecipanti di:

-          di esprimere le loro percezioni in ordine ai fatti della comunità locale e le loro gerarchie di valori rispetto alle politiche locali, proponendo idee progettuali;

-          di fare scaturire proposte strategiche condivise di miglioramento improntato su valori quali la coesione sociale, lo sviluppo sostenibile e la tensione verso la costruzione di una diffusa relazionalità;

-          di individuare “Progetti Integrati di Comunità” e le loro prime declinazioni operative in “progetti pioniere” da realizzare,  per testare questa nuova modalità di progettazione partecipata del presente e del futuro della vita della città.

Per proseguire e stabilizzare il metodo partecipativo sperimentato nel progetto “Borghi della Felicità”, sempre attraverso una iniziativa ideata e sponsorizzata da BAI, a partire da giugno 2014 i Comuni di Melpignano e Saluzzo hanno istituito  la “Comunità di Cambiamento”, un nuovo spazio istituzionale autogestito, aperto a tutti i cittadini, con l’obiettivo di continuare a progettare e costruire insieme un più alto livello di benessere per la comunità e il suo territorio. A tal fine, la Comunità di Cambiamento si propone come un luogo vero e riconoscibile per valorizzare l’impegno, le capacità e le intelligenze dei soggetti che vi prenderanno parte. Inoltre, mediante un processo di progettazione e attuazione partecipata la Comunità di Cambiamento affiancherà l’Amministrazione Comunale nella costruzione e concreta esecuzione del suo Piano Generale di Sviluppo Quinquennale.

Tutti i cittadini sono stati invitati a partecipare e proporre, incontrare e ascoltare, discutere ed elaborare, per meglio comprendere il presente e collettivamente ridisegnare il futuro, con l’idea di un agire comune verso un fine comune: lo sviluppo sostenibile e il benessere diffuso di tutti i cittadini.

Nello specifico il progetto della Comunità di Cambiamento di Melpignano si propone di generare processi partecipativi “dal basso” finalizzati a:

  • allargare la platea delle persone che vogliono influenzare attivamente e in prima persona (quindi senza intermediazione) la  governance della loro comunità e del loro territorio
  • generare in modo collaborativo azioni ad impatto sociale basate sul rispetto dei criteri di sostenibilità per la vita della comunità
  • supportare e accompagnare a livello locale l’azione di amministratori e portatori di interesse istituzionali per rafforzare i meccanismi di trasparenza e di partecipazione attorno alla programmazione e all’impiego delle risorse
  • coinvolgere portatori di interesse e leader di opinione locali nei processi di pianificazione strategica per contribuire al ricambio e miglioramento della classe dirigente locale

Forte di tale impostazione e visione, il progetto della Comunità di Cambiamento di Melpignano ambisce alla dimensione di “laboratorio collettivo e permanente del cambiamento” e, in tal senso agisce validamente agire in sinergia con l’azione del progetto “Lecce2019 -  Capitale Europea della Cultura”. In particolare, nell’ambito delle “otto utopie per Lecce2019”, la CDC è espressione locale di “DEMOCRAtopia”, cioè di quel modello per la partecipazione democratica, l’amministrazione e la governance che valorizza l’esperienza e il sapere collettivo dei cittadini di una comunità e pone il cittadino al centro dello sviluppo, rispettandone i bisogni e i sogni.

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