ACQUA – IN BOTTIGLIA O DAL RUBINETTO?


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L’Italia continua a essere in cima alla classifica mondiale tra i consumatori di acqua in bottiglia: centonovanta litri a testa l’anno, mentre solo il 30 per cento degli Italiani beve acqua dal rubinetto. Al mese vengono imbottigliati più di un miliardo di litri in oltre centoquaranta stabilimenti. Per intenderci, è l’equivalente di quattrocento piscine olimpioniche. Stiamo parlando di un giro d’affari annuale che si aggira intorno ai due miliardi e mezzo di euro.

Ecco, in fondo si tratta di questo: gli affari. Pare che ci facciamo convincere di più dal messaggio della pubblicità che dai dati presentati dagli esperti. O dal semplice buon senso. Non apprezziamo l’acqua del rubinetto perché è a buon mercato ed è abbondante. E continuiamo a far guadagnare i produttori d’acqua. Già, i produttori! Ma l’acqua non è un bene comune al quale tutti dovrebbero avere un accesso indiscriminato?

Ma analizziamo il problema in dettaglio. Non tutte le acque hanno le stesse caratteristiche: è consigliabile leggere sempre l’etichetta confrontando le caratteristiche della fonte scelta con quelle dell’acqua erogata dal proprio acquedotto. Per scoprire la composizione dell’acqua del rubinetto si possono richiedere informazioni all’ASL di riferimento.

Per quanto riguarda le caratteristiche e la qualità in linea di massima, l’acqua in bottiglia e quella dell’acquedotto possono avere la composizione che dipende dalla provenienza dell’acqua.Per esempio in caso di fonti di provenienza montana: per una persona che abita in quelle zone l’acqua del rubinetto avrà analoghe caratteristiche di leggerezza dell’acqua imbottigliata dalla fonte locale. È chiaro invece che la stessa acqua in bottiglia potrà essere più leggera rispetto all’acquedotto di un’altra regione.

In entrambi i casi si tratta di acqua “energeticamente morta”, perché l’acqua della fonte, una volta imbottigliata, perde la maggior parte del suo contenuto energetico originario. La maggior differenza sta nella purezza: l’acqua in bottiglia è pura all’origine e non viene mai trattata, non contiene residui di disinfezione come il cloro. L’acqua dell’acquedotto viene solitamente trattata e disinfettata, può quindi contenere residui di questi trattamenti. Ma bisogna dire che proprio la presenza di queste sostanze rende l’acqua del rubinetto più sicura – esse impediscono la diffusione di batteri. L’acqua del rubinetto è controllata quotidianamente con controlli rigorosi e test più severi. L’acqua in bottiglia è monitorata con test meno severi: i produttori sono tenuti a effettuare test mensili direttamente alla fonte.

Al contrario di quanto si pensi comunemente, l’acqua in bottiglia quindi è meno sicura. Può essere più facilmente contaminata e conserva un più alto rischio di diventare una fonte di infezione. Può contenere residui provenienti dai contenitori (in particolare quelli in plastica specie se esposti a luce e calore possono dare origine a cessioni di sostanze). Va conservata in modo adeguato per non pregiudicarne la qualità sia da un punto di vista chimico che microbiologico. In particolare bisogna fare attenzione alla temperatura di conservazione per evitare cessioni di sostanze dai contenitori. E non possiamo avere la certezza che durante il trasporto e lo stoccaggio queste misure vengano rispettate.

Oltre ad avere un costo più elevato, l’acqua in bottiglia ha un forte impatto ambientale: viene trasportata da mezzi a motore e contribuisce alla produzione dei rifiuti. Le bottiglie in PET (polietilene tereftalato) sono riciclabili ma anche altamente inquinanti nei processi di produzione e di smaltimento.

L’acqua del rubinetto quindi rappresenta la soluzione migliore non solo per il consumatore, ma anche per l’ambiente – allora, in fin dei conti, per il consumatore stesso. Giova all’economia familiare e alla salute del consumatore.

Per approfondire ved. lo studio condotto dal professor Paolo Giovane dell’Università di Glasgow, Gran Bretagna, intitolato Water: All That Matters

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