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L’ALBERO DI NATALE DI CLAUDIA – 2

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A Claudia piace il Natale. Le piace attenderlo e sentirlo. Quest’anno, per lei e Daniele, sarà un Natale davvero speciale: il primo Natale con Valentino!

A Claudia piace sbizzarrirsi con le idee per l’albero di Natale. L’anno scorso ha creato insieme a suo babbo un albero diverso e minimalogico, riciclando le assi di vecchi pallet e riutilizzato vecchi addobbi alcuni dei quali fatti da lei. Fantastico!

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Per vedere le altre idee di Claudia: L’ALBERO DI NATALE DI CLAUDIA

DENTRO E FUORI LE EMOZIONI


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Avete visto Inside Out? Io mi sono commossa seguendo la storia della undicenne Riley alle prese con i cambiamenti, e… con le emozioni. Perché il film di animazione della Pixar, in un modo semplice e immediato, ci porta a riflettere sull’importanza delle emozioni e sul loro ruolo nella nostra quotidianità.

Non siamo fatti solo del corpo. La qualità della vita, la sopravvivenza, non si possono basare solo sull’attenzione al cibo biologico e a km zero, al risparmio energetico, energie rinnovabili o alla raccolta differenziata. Prima di tutto, abbiamo bisogno di recuperare la centralità degli affetti e migliorare le nostre relazioni.

L’infelicità e la malattia dilaganti sono il segno della negazione dei bisogni affettivi compiuta dalla società occidentale (Giuliana Mieli, psicologa).

Probabilmente tutti sappiamo quanto si sta male dopo aver litigato con una persona cara, quanto si soffre non comprendendo e non sentendosi “compresi”, quanto male fa la mancata condivisione, poca trasparenza e chiarezza.

Quello che manca, è forse la profonda consapevolezza, quindi una consapevolezza compresa di accettazione, che la vita è un susseguirsi di emozioni che non sono mai costanti, c’è sempre una certa ambivalenza e gli eventi della vita non sempre rispondono alle nostre aspettative. Non basta “saperlo” ad un livello superficiale per evitare le delusioni, quindi il malessere. Io, la regina delle esplosioni emotive, ne so qualcosa!

Manca la conoscenza della fisiologia degli affetti, di come gli affetti hanno bisogno di un ambiente adeguato per crescere: non basta crescere fisicamente; serve un ambiente adeguato che faccia maturare lentamente e gradualmente.

Inside Out ci mostra come le emozioni di gioia, tristezza, paura, rabbia e disgusto guidano Riley attraverso i numerosi cambiamenti che si trova ad affrontare. Sono le cinque emozioni primarie evidenziate dalle teorie di Paul Ekman, psicologo che ha approfondito il tema delle emozioni e ha studiato il loro collegamento con le espressioni facciali. Le cinque emozioni di per sé non sono né positive né negative. Ad esempio, a prima vista la tristezza sembra negativa ma in realtà è un’emozione utile perché senza di essa non potremmo sfogarci a causa di un avvenimento spiacevole e non potremmo nemmeno conoscere la gioia. Così come la luce non può esistere senza il buio, la gioia non può manifestarsi fino in fondo se non ha mai avuto come controparte un momento di tristezza (Marta Albè). Nel corso della vita dalle emozioni primarie nascono numerose emozioni secondarie e la emotività diventa sempre più complessa.

Un bambino, per crescere, ha bisogno di sentirsi amato e poter esplorare il mondo, quindi di essere ascoltato e di ricevere una risposta coerente alle sue manifestazioni emotive: l’adulto risponde con le sue emozioni alle emozioni del bambino. Nelle modalità di questa risposta il bambino impara come l’altro risponde alle emozioni che lui ha provato e questo è fondamentale per la sua crescita. In questo senso, siamo tutti un po’ bambini che si scontrano con diverse risposte emotive degli altri.

Ma con chi ce la possiamo prendere? In fondo, chi ci insegna cosa vuol dire diventare adulti in termini emotivi? Cosa possiamo fare per migliorare la nostra vita a partire dalle emozioni? Come imparare quindi a riconoscere, accettare, ed esprimere le emozioni per stare meglio con noi stessi e con gli altri?

C’è chi, come Barry Brazeton, un pediatra americano, propone di inserire l’educazione all’affettività nei programmi scolastici. L’approccio cognitivo- comportamentale propone i corsi di educazione cognitivo-affettiva (per esempio con l’utilizzo del CAT Kit).

A me, personalmente, mi è più vicina la visione della mindfulness.

Di cosa si tratta?

Il concetto della mindfulness è stato utilizzato per la prima volta da Buddha ed ora è entrato, nell’ambito della psicologia e della psicoterapia. Significa, in linea di massima, essere consapevoli dei propri pensieri, azioni e motivazioni, “ricordarsi di essere consapevoli”. Attualmente, il termine si riferisce ad un’attenzione consapevole, intenzionale e non giudicante alla propria esperienza nel momento in cui essa viene vissuta.

Spesso, il tentativo di sbarazzarsi di idee, pensieri ed emozioni che sono ritenuti inappropriati in quanto non in linea con l’idea che abbiamo di noi stessi, genera malessere. Così l’evitamento esperienziale, ovvero la tendenza a lottare contro alcuni aspetti della nostra esperienza interiore poiché sono ritenuti sbagliati, incongruenti, incoerenti, inopportuni, inadeguati o “cattivi”, rientra tra le principali cause della sofferenza emotiva.

La pratica della mindfulness insegna a riconoscere le proprie emozioni e i propri pensieri accogliendoli così come sono, quindi ad accoglierci al di là di stereotipi rigidi che abbiamo costruito su noi stessi per proteggerci. Questo non significa lasciarsi trasportare incondizionatamente dalle emozioni.

Quello che ci propone invece la mindfulness è l’allenamento ad accogliere e a non re-agire subito le emozioni esperite. Questo allenamento consente una maggiore flessibilità cognitiva, portando ad una maggiore libertà di azione, non di vittimizzazione dell’automatismo, ed una maggiore capacità di adattamento.

Partendo dalla consapevolezza di ciò che è in quel momento l’emozione e il sentire, ci predisponiamo e ci muoviamo in conformità dei propri valori più profondi ed autentici, così da riuscire a sostituire alcuni comportamenti reattivi, automatici e distruttivi con scelte/azioni consapevoli ed adattive in funzione del contesto.

La vera forza terapeutica della mindfulness sta quindi soprattutto nella crescita della consapevolezza della persona che le consente di superare automatismi, sostituendoli con scelte più sane, costruttive e, soprattutto, libere.

Le ali degli uccelli hanno penne e piume. Quelle delle persone hanno parole. Però non tutte le parole ti aiutano a spiccare in volo. Solo le parole che esprimono con chiarezza ciò che provi ti danno più possibilità di volare – è quello che dice l’Emozionario, il libro che spiega le emozioni ai bambini. Per riconoscere, starci dentro ed esprimere le emozioni abbiamo bisogno di chiamarle per nome. E’ il libro che quest’anno regalerò ai miei figli a Natale e che leggerò insieme a loro. Non è mai troppo tardi per imparare a volare.

Fonti citate:

Ecologia degli affetti – Intervista di Marianna Gualanzi a Giuliana Mieli, psicologa in Vivi consapevole nr 24 Gennaio/Marzo 2011

Marta Albè http://www.greenme.it/vivere/costume-e-societa/17995-inside-out-emozioni-primarie