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REDUCETARIANI – MENO, MA MEGLIO


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Se mangi carne a pranzo non farlo anche a cena – si legge sul sito www.reducetarian.comEvita di mangiare carne il lunedì, o scegli la giornata che ti è più comoda per farlo. Decidi di acquistare prodotti di origine animale dove il bestiame è nutrito al pascolo, invece che fare riferimento agli allevamenti intensivi.

Nel medesimo blog si consiglia inoltre di ridurre le porzioni di carne e di scegliere almeno un giorno alla settimana destinato all’alimentazione vegetariana.

Secondo Brian Kateman, giovane ricercatore nel dipartimento di Ecologia e biologia ambientale della Columbia University, riduzione del consumo di carne (ma anche pesce e latticini) con l’incremento della qualità dei prodotti di origine animale consumati aiuterebbe ad arginare l’impatto dell’alimentazione sul riscaldamento globale (la produzione di CO2 derivata dal consumo di carne ammonterebbe a circa il 20%).

Non si tratta solo di un percorso dietetico con ottimi risultati per la salute delle persone (mangiando meno carne e più frutta e verdura, i reducetariani vivono più a lungo, in salute e felici), ma di un movimento alimentare ed etico che dà importanza al benessere degli animali e alla tutela dell’ambiente.

Gli accorgimenti sono dunque pochi e semplici: limitare la quantità e fare attenzione alla qualità della carne consumata, eliminando consumo della carne di allevamenti intensivi, devastanti per gli animali, per l’ambiente e per l’uomo.

Questa corrente costituisce una scelta meno “estrema” rispetto alla dieta vegetariana o vegana, quindi è più facile da introdurre e mantenere come abitudine quotidiana: i reducetariani fissano obiettivi facilmente raggiungibili per imparare a mangiare in maniera graduale meno carne. In questo senso è a portata di tutti.

Può anche essere il primo passo verso la dieta vegetariana o vegana, ma di solito è una scelta di chi non vuole rinunciare del tutto al consumo di carne. Anche perché i prodotti di origine animale fanno parte della tradizione, o meglio, delle tradizioni culinarie, quindi della cultura gastronomica. Diventare reducetariani potrebbe dunque costituire una sorta di “compromesso”: vivere in modo responsabile, rispettoso e più sostenibile, senza rinunciare al consumo di carne.