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ASCOLTARE IL DOLORE


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Mi sveglio spesso con il mal di testa. Il primo pensiero è quello di farlo sparire, immediatamente. La tentazione è quella di prendere un farmaco per riuscire ad affrontare la giornata e non pensarci più.

Come nel caso degli stati d’animo spiacevoli, abbiamo ormai poca tolleranza anche per il dolore fisico. Ci riempiamo quindi di analgesici, ricorriamo all’epidurale durante il parto, ci anestetizziamo in tutti i modi che abbiamo a nostra disposizione.

Invece il dolore serve, eccome! Porta in sé la saggezza della natura: è quello che durante il parto aiuta a far nascere il bambino; è quello che nello svolgimento dell’attività fisica ci permette di riconoscere il limite che non va superato; spesso funziona come un campanello d’allarme.

Il dolore è un modo per riconoscere situazioni, esterne o interne all’organismo, che sono pericolose per la sua integrità. (O. Corli)

International Association for the Study of Pain, la società scientifica internazionale che si occupa di dolore, lo definisce come un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata a danno tessutale in atto o potenziale. La percezione del dolore è soggettiva, la soglia del dolore è diversa per ognuno, e così anche le componenti emozionali associate.

La mancanza del segnale d’allarme rappresentato dal dolore (come in caso di congenital insensitivity to pain) costituisce un rischio per l’organismo in quanto non esiste lo stimolo che permette di difendersi ed espone quindi a delle lesioni gravi.

In medicina si distingue il dolore di tipo adattivo, quello che contribuisce alla sopravvivenza, e il dolore di tipo non adattivo. Nel secondo caso si tratta di situazioni di dolore che non si accoppiano a stimoli nocivi o a processi infiammatori e riparativi. Non rappresentano un sistema d’allarme e non sono un sintomo. Sono, invece, espressione di processi patologici che s’instaurano a livello del sistema nervoso, sia periferico sia centrale, e che sono in grado di determinare dolore. Tale dolore è spesso grave, ripetitivo o cronico, privo di finalità, risponde male ai trattamenti e diventa, a sua volta, una forma di malattia. (O. Corli). In questa categoria, rientrerebbe dunque la mia emicrania.

Non è un sintomo? È privo di finalità? Mi riesce difficile condividere queste affermazioni.

Se invece mi fermassi ad ascoltare il dolore, a seguirlo e assecondarlo?

Mi tornano in mente i laboratori fatti all’università, con una docente, psicologa e psicoterapeuta, che lavorava con un approccio molto affascinante, sviluppato da Arnold e Amy Mindell: process oriented psychology.

Processwork è l’arte, la scienza, e la psicologia che segue la natura delle persone, delle comunità e degli ecosistemi. Che cosa è questa natura esattamente? È la “grande medicina” per la maggior parte delle sofferenze, il modo di cambiare e il significato del cambiamento come appare nella realtà di tutti i giorni e nei sogni, nel nostro corpo, nelle relazioni, nelle comunità e nell’ambiente. (Processwork is the art, science, and the psychology of following the nature of individuals, communities, and eco-systems. What is this nature exactly? It is the “great medicine” for most suffering–that is, the way and meaning of change as it appears in everyday reality and in dreaming, in our bodies, relationships, communities and environment.)

Il corpo, la mente, i sogni, sono conduttori di messaggi che emergono dall’inconscio e che possono aiutare a svelare i significati nascosti (conflitti, ansie o altri problemi fin’ora non riconosciuti). Le malattie e i disturbi fisici sono quindi segnali dell’inconscio. Il corpo, con la sua verità e la sua autenticità, anche con il suo dolore, trasmette il messaggio dell’inconscio: una richiesta di attenzione, un’indicazione, uno stimolo alla ricerca e al cambiamento.

Il disturbo è dunque il “sogno del nostro corpo” e come tale va analizzato: ascoltato, seguito, in qualche modo assecondato, e non contrastato e anestetizzato. Solo così ci può portare alla scoperta del lato positivo del male: alla scoperta del suo significato, alla sua integrazione, alla guarigione e alla “crescita” personale. Questo approccio, se non altro, ci aiuta a ricordare che il dolore è la parte integrante della vita, quindi di accettarlo e di farne tesoro.

 

 

A chi volesse approfondire consiglio il sito: http://www.aamindell.net/ e I messaggi del corpo che sogna di Arnold Mindell.

Cito Oscar Corli da Basi biologiche del dolore