Monthly Archives: November 2014

LIBERI DI LEGGERE (NON SOLO A NATALE)


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Vorrei che tutti leggessero, non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo. (Gianni Rodari)

 

 

Anche quest’anno dall’inizio di Novembre i negozi si riempono di prodotti natalizi e noi veniamo riempiti di pubblicità. A breve inizieremo “la corsa al regalo”, senza sapere bene cosa e perché comprare.

Cosa regalare a chi ha già tutto?

Le risposte/proposte minimalogiche ci sono, e in parte le abbiamo già date in Natale Minimalogico.

Cercando di decidere cosa regalare, torno con il pensiero nei luoghi e nei tempi remoti, nel mondo di non-abbondanza, dove si desiderava ancora qualcosa e si provava piacere aspettandolo. Si apprezzava ciò che arrivava. E poteva mancare di tutto, ma sotto al nostro albero c’era sempre una busta piena di dolci e… un LIBRO. Il regalo più grande. Sia per un lettore appassionato, sia per chi non legge da tempo, sia per chi non ha mai letto. Il più grande, perché apre tante porte altrimenti chiuse. Regalare un libro significa condividere la bellezza e il sapere.

Mettendo in mano ai nostri figli un libro regaliamo loro altre vite, oltre a quella che abbiamo già dato. Quante vite in una sola! Quante storie, quanta magia. I libri sono un invito alla riflessione e all’emozione, un invito a sognare, un invito alla libertà (non a caso nei vari momenti della storia venivano bruciati…).

Con le nostre parole – sia quelle dette che quelle evitate – spesso ci complichiamo la vita. Non esprimono quasi mai esattamente quello che proviamo, quello che pensiamo. Il nostro ego si contrappone con l’ego altrui, si scontrano le aspettative, i bisogni. Si scontrano parole buttate fuori, gettate addosso a qualcuno. Le parole scritte (da altri), scelte con cura e composte vanno oltre a queste dinamiche quotidiane. Sì, ci toccano, ci commuovono, ci spronano, ci fanno anche arrabbiare. Ma l’ego non c’entra. Quindi mettere in mano a qualcuno un libro è un gesto d’amore puro e disinteressato.

Spero che i libri che regalerò quest’anno verranno apprezzati anche per il fatto di essere usati. Un gesto d’amore per l’ambiente, per le persone e per i libri ai quali viene donata un’altra vita. Si sente già l’atmosfera natalizia estremamente minimalogica!

LA COMUNITA’ DI CAMBIAMENTO DI MELPIGNANO: MEDIATECA.


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Certo, potevamo arrivarci prima: perchè la Mediateca non funziona bene come un tempo e quindi è necessario ripensarla? Perchè tutte le soluzioni che abbiamo fin qui immaginato e condiviso non vengono messe in campo dall’Amministrazione Comunali tramite gli operatori specializzati? Fondamentalmente perché mancano i fondi adeguati per la sua gestione. Una risposta semplice, diretta, essenziale. E’ un problema di gestione collegato alla mancanza di risorse. Nell’assemblea di ieri 18 nov abbiamo messo a fuoco questo punto elemento cardine.

Ma come siamo arrivati a questa verità e alla adeguata rappresentazione della sua complessità? Che tipo di consapevolezza personale e collettiva abbiamo sviluppato rispetto alla questione? Quando i cittadini decidono di voler essere “attivi”, di mettersi in gioco, è richiesto loro di essere responsabili e coscienti rispetto all’analisi dei contesti, delle problematiche, delle posizioni. Per farlo, abbiamo costruito un percorso collettivo che si realizza attraverso un laboratorio, aperto a tutti, dedicato al tema Mediateca.

Ripensare la Mediateca, riprogettare la Mediateca. Perché questo obiettivo per la CDC? La Mediateca è stata una risorsa importante per la crescita culturale e la buona aggregazione della nostra Comunità, specie dei ragazzi. Lo è stata sin dal 1998, anno della sua nascita, grazie all’impegno delle diverse Amministrazioni Comunali e alla gestione competente, e di eccellenza nel panorama salentino, realizzata attraverso la cooperativa sociale Kalè di Ada Manfreda. Oggi la Mediateca a fronte di un patrimonio di circa 11.000 risorse disponibili, un sito di pregio e le potenzialità di sviluppo assicurabili dall’ente gestore purtroppo non riesce più assolvere adeguatamente la sua funzione originaria, per cui risulta sottoutilizzata e in progressivo abbandono.

La nostra Comunità conosce bene il valore culturale e le funzioni sociali della Mediateca. Una sua piccola rappresentanza che si esprime attraverso la CDC ha deciso di farne oggetto di discussione condiviso per capire come immaginare e produrre un cambiamento utile a riportare la Mediateca alla sua funzione originaria e garantire al meglio i suoi servizi. La disponibilità di fondi pari a € 110.000 per l’acquisto però di soli beni strumentali (quali libri, cd, arredi, ecc. e quindi non utilizzabili per la gestione e i progetti) ha stimolato ulteriormente il nostro percorso che abbiamo intitolato “La Mediateca che vorrei”.

Abbiamo chiesto a ognuno dei partecipanti di immaginare e condividere bisogni e soluzioni, perché sull’argomento ognuno di noi aveva molto da dire e proporre, ognuno custodiva una sua visione e soluzione.
Abbiamo condiviso tutto, in assemblea, ognuno con la sua parte, ognuna importante e ricca di suggestioni per gli altri, di stimolo per la costruzione di idee più ricche e quindi articolate.

Ci siamo velocemente appassionati attorno all’idea di rinascita della Mediateca, all’interno di un percorso fatto di persone, dove le idee delle persone contano e hanno pari dignità di rappresentazione, senza filtri, senza mediazione, semmai cercando di collegare e quindi valorizzare al meglio i vari pezzi di intuizione in una visione più completa e funzionale allo scopo.

Abbiamo capito qual è il potenziale del bene che vogliamo ripensare, e qual è il grande potenziale che le persone possono esprimere nella sua valorizzazione e cura. Come lo abbiamo fatto?

Una prima riunione (eravamo in 33) in cui abbiamo ci siamo conosciuti e “fiutati”, il cui primo passo è stata una esplorazione anche fisica del bene architettonico e degli spazi che definiscono la Mediateca, perchè lo spazio fisico è anche uno spazio che condiziona la mente che quello spazio fisico deve ripensare.

Poi un confronto libero fatto di prime sensazioni, di messa a fuoco delle questioni più evidenti e urgenti, una esplorazione di mondi possibili dentro l’universo Mediateca. Il confronto è continuato a distanza su Facebook attraverso una pagina dedicata, attraverso il rimbalzo di suggestioni che hanno variamente stimolato e allargato il dibattito anche ai partecipanti che fisicamente non possono essere in assemblea o che preferiscono assistere al confronto senza prendervi attivamente parte.

Il primo messaggio che raccogliamo è: “la Mediateca: a me interessa, io ci tengo, e sono qui insieme agli altri perchè ho voglia di investire del tempo per ascoltare il parere altrui e raccontare ciò che penso. Ho voglia di prendermi veramente cura di questo spazio pubblico e farlo un po’ più mio, ma non voglio farlo da solo o con pochi, voglio farlo insieme ai miei concittadini, più siamo meglio è”.

La CDC è uno spazio che accoglie e stimola il pensiero, in cui è possibile capire che la propria opinione può cambiare grazie al confronto con opinioni differenti. Ed è questo il primo cambiamento che la CDC vuole promuovere. In fondo abbiamo la piccola pretesa di essere un dispositivo (forse ancora rudimentale) auto-organizzato e auto-gestito, apartitico, aperto a tutti, utile a favorire la cittadinanza attiva. Cosa intendiamo?
Ci piace provare a essere responsabili verso noi stessi e verso gli altri, capaci di costruire civilmente dei processi di confronto, di ristrutturare insieme le regole del vivere comune, di riscoprire l’occasione e l’opportunità di crescita che è nel dialogo con l’altro e con gli altri, di risolvere la necessità di affacciarsi al pubblico e di passare dalla retorica del lamento alla seduzione della proposta condivisa e costruita collettivamente.

Tuttavia, per fare bene, per poter essere concreti e credibili prima di tutto ai nostri occhi, abbiamo avuto la necessità di acquisire nuovi elementi di analisi per ampliare la visione rispetto ai bisogni e alle cause inerenti la mancata soluzione di tali bisogni. Era necessario andare oltre la fase del primo entusiasmo, anche ingenuo, attorno a cui ci siamo riuniti e soprattutto ritrovati, nella fiducia e nel piacere di stare insieme sul piano soprattutto delle idee, da aggregare e ristrutturare per cercare soluzioni di interesse comune. E’ stato il gusto di riscoprire che a volte, anche se diversi, insieme possiamo fare bene e in modo divertente. Ed è stata una sensazione facilmente palpabile.

Dopo questa prima fase era indispensabile ascoltare altre voci, coinvolgere l’utenza più assidua della Mediateca (i ragazzi dai 12 ai 18, ma anche i bambini tramite il rapporto con la scuola) e soprattutto gli operatori direttamente coinvolti nella gestione della Mediateca. Abbiamo quindi invitato Ada Manfreda, sia come esperta di contenuto rispetto ai temi che afferiscono l’impostazione, la gestione e lo sviluppo di una Mediateca, sia in qualità di responsabile delle passate gestioni della Mediateca di Melpignano. Cosa ne è venuto fuori?

Oltre la conferma delle buone intuizioni dei partecipanti della CDC circa la progettualità proposta, è emersa la grande necessità di approfondire bene la questione della sostenibilità economica dei progetti e della attività immaginate per ripensare la mediateca. Senza fondi adeguati e costanti nel tempo si può fare ben poco per la progettualità, le iniziative, la corretta gestione e lo sviluppo. E’ questo il primo nodo da sciogliere.
Servono più investimenti per consentire agli operatori culturali di proseguire correttamente il loro lavoro per la Comunità. Nel tempo sono stati fatti molti sforzi sia da parte della cooperativa Kalè che dell’Amministrazione Comunale per garantire un adeguato livello di servizio, ma la crisi strutturale degli ultimi anni ha portato a una progressiva riduzione degli investimenti non permettendo di fatto il proseguimento e lo sviluppo del servizio e dell’intero contenitore culturale e sociale che è rappresentato dalla Mediateca (e questo non solo a Melpignano, ma anche presso strutture molto più grandi e centrali, in tutto il Paese).

Siamo consapevoli che il percorso debba ripartire da qui. Quindi, con molta probabilità, focalizzeremo i prossimi sforzi del Laboratorio nella direzione dell’approfondimento della questione della sostenibilità economica. Siamo certi che il lavoro collettivo che stiamo portando avanti possa contribuire ad aggregare altri cittadini nell’interesse verso il “problema” Mediateca e possa stimolare fattivamente l’Amministrazione nella ricerca di soluzioni in tempi brevi. Non sarà facile: la crisi colpisce duro e le risorse scarseggiano. Da parte nostra, in queste prime fasi, abbiamo dimostrato di avere molto a cuore il problema Mediateca, è un reale bisogno e lo vogliamo gestire partecipando al meglio delle nostre possibilità.

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