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IL PAPA E PEPE SONO MINIMALOGICI



La felicità si ottiene con poco o non si ottiene(José Mujica)

 

Un po’ di tempo fa ho appreso dal TG regionale che un parroco del ravennate è stato miracolosamente salvato dopo essere finito con la sua auto dentro un canale. Quello che mi colpì maggiormente non è stata ne la dinamica dell’incidente ne il salvataggio stesso, ma… l’automobile del prete. Approfondendo l’argomento ho appreso che si trattava di un modello da 35 mila euro, acquistato poche settimane fa.

A me fa male – dice Papa Francesco – quando vedo un prete o una suora con un’auto di ultimo modello: ma non si può! Non si può andare con auto costose. La macchina è necessaria per fare tanto lavoro, ma prendetene una umile. Se ne volete una bella pensate ai bambini che muoiono di fame.

Non stupiscono quindi più di tanto le critiche verso il Papa che “vuole una chiesa povera per i poveri”: è proprio inaccettabile che giri a piedi e in più con delle vecchie scarpe e non con un paio fatto rigorosamente su misura! Le sue parole disturbano al punto da mettere in dubbio la sua onestà e autenticità – per alcuni è addirittura “manipolatore e ipocrita” e dice quello che la folla vuole sentirsi dire.

Mentre ad alcuni da fastidio la sua “eccesiva sobrietà” per altri è diventato rock con tanto di copertina di “The Rolling Stone” e di titolo dylaniano The Times They Are A Changin’ . Forse I tempi stanno davvero cambiando?

Secondo un giornalista americano Fareed Zakaria, autore di Democrazia senza libertà (The Future of Freedom: Illiberal Democracy at Home and Abroad), la democrazia disturba chi governa. Si perde troppo tempo cercando di convincere chi vota. Per questo sarebbe auspicabile il liberalismo senza la democrazia. Che i cittadini rimangano liberi a fare quello che vogliono nelle loro case, a letto, davanti alla tv, purché non si intromettano nella politica. In fondo è quello che già succede.

Osserviamo come, ovunque nel mondo, la democrazia riduce la partecipazione dei cittadini all’andare alle urne e porta al potere soprattutto personaggi mediocri, incapaci e corrotti. Ma forse siamo stanchi di vivere la libertà come “fare quello che ci pare a casa nostra” e vogliamo tornare al concetto di libertà come responsabilità, tornare ad essere liberi non solo da ma anche di, di essere padroni e protagonisti della nostra vita. Stanchi della visione dell’uomo ad una sola dimensione, visto attraverso quello che produce, e ancor di più attraverso ciò che consuma, dove di assoluto c’è solo ingordigia.

Per questo ci facciamo affascinare da personaggi che ci sembrano così diversi dagli altri, “rivoluzionari” non solo nelle dichiarazioni, ma anche nel loro modo di vivere.

Secondo il presidente uruguayano, José Alberto Mujica Cordano, detto “Pepe”, nella vita dobbiamo farci guidare dal principio della sobrietà. Concetto ben diverso da austerità – sottolinea Mujica – termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L’alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere… Lo spreco è [invece] funzionale all’accumulazione capitalista [che implica] che si compri di continuo [magari indebitandosi] sino alla morte.

Mujica non è di certo uno che predica bene e razzola male, visto che dona circa il 90% del suo stipendio alle organizzazioni non governative e alle persone bisognose e vive con l’equivalente di 800 euro al mese. Ha rinunciato al palazzo presidenziale e abita in una piccola fattoria in periferia di Montevideo. Invece di una macchina lussuosa guida un Maggiolino degli anni Settanta.

Nel suo discorso di giugno 2012 tenuto al G 20 in Brasile dedicato al tema dello sviluppo sostenibile il “vecchio guerrigliero” esprime anche un altro concetto “rivoluzionario”, quello della solidarietà, e si chiede fin dove arriva la nostra fratellanza in un economia globalizzata basata sulla concorrenza spietata.

Dobbiamo renderci conto che la crisi dell’acqua, la crisi dell’aggressione ambientale non è una causa. La causa è il modello di civilizzazione che abbiamo costruito. E ciò che dobbiamo rivedere e il nostro modo di vivere! Quindi – ci fa notare Mujica – il tema dello sviluppo sostenibile non è solo un problema ecologico, ma un problema politico e culturale. E riportando il pensiero di Epicuro, di Seneca e degli indios Ayumara, ricorda che povero non è chi possiede poco, ma veramente povero è chi necessità veramente tanto.

Queste cose- conclude – sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contro la felicità! Deve essere a favore della felicità umana! Dell’amore della terra! Delle relazioni umane! Di prendersi cura dei figli! Di avere amici! Di avere l’elementare! Perché questo è il tesoro… perché questo è il tesoro più importante che abbiamo. Quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama: LA FELICITA’ UMANA.

Le sue parole possono sembrare una parafrasi dello slogan più popolare del movimento hippy: fate l’amore, non il consumismo.

Ma non basta ascoltare e applaudire. I personaggi come Mujica e papa Francesco ci possono essere d’ispirazione. E l’ispirazione può costituire il primo passo verso il cambiamento. Verso la vita da protagonisti, dove a guidarci sono le nostre scelte. Respirar y sacar la voz. (Ana Tijoux)

 

 

 

Per approfondire il concetto di libertà positiva e negativa consiglio il saggio di Isaiah Berlin Due concetti di libertà ( 1958).