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CRISI: RIPENSIAMOCI!


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Con tutto il parlare di crisi che si fa da qualche anno a questa parte potrebbe sembrare noioso o inutile scegliere di trattare proprio questo argomento, ma farlo secondo l’ottica e lo stile minimalogico forse non è altrettanto banale!

Mi sembra necessario pensare che dobbiamo tentare di ri-appropriarci di una serie di parole e concetti esplorandoli meglio, conoscendoli più da vicino, osservandoli da punti di vista meno battuti di quelli raccontatici dalla tv o dai giornali, perché anche le parole, anche le idee, anche i concetti vanno tenuti cari, preservati, arricchiti e non consumati e buttati via…

Per adottare una prospettiva interessante su questo tema occorre, prima di tutto, partire dalla storia del termine crisi che deriva dal greco e significa: scegliere, separare, giudicare. Rimanda quindi ad un’azione compiuta intenzionalmente, attivamente, non subita, non sopportata, non necessariamente negativa e non in senso assoluto. Una scelta, una selezione, un giudizio implicano certamente una responsabilità, una fatica, forse anche una pena per certi versi o dei timori, ma sono anche situazioni di libertà e possibilità per l’individuo che li compiono.

Per riprenderci il senso della crisi senza farci abbagliare solo da pesanti e inesatte prospettive negative è interessante riflettere sulla loro dinamicità: le crisi infatti sono processi, cioè avvengono nel tempo, hanno un inizio, uno svolgimento e una fine. Proprio questo loro sviluppo fa sì che siano fenomeni in divenire, perciò carichi di incertezza, ma anche esperienze a termine, non infinite, che approderanno ad un nuovo orizzonte.

Ma quale? Questo non è dato sapere! Nel senso che sicuramente ogni crisi, se tale è davvero, conduce ad un cambiamento; la crisi è determinata proprio dal fatto che si rompe una situazione di equilibrio e il processo di crisi genera la ricerca e l’instaurarsi di un equilibrio diverso, da cui non è possibile tornare indietro, ma non si può sapere come il processo si evolverà finché è in corso.

Una delle caratteristiche delle crisi meno considerate, ma su cui dovremmo tutti soffermarci di più, è la constatazione che un organismo che va in crisi (sia esso un individuo, una società, una famiglia) è un organismo che ha delle risorse per definizione, altrimenti non andrebbe nemmeno in crisi. La crisi è una messa in discussione, quindi se si va in crisi è perché c’è “qualcosa” da mettere in discussione. Tale “qualcosa” non è di poco conto, se si considera come un bagaglio prezioso che ci permetterà di trovare nuovi adattamenti, più funzionali, forse originali e più rispondenti ai compiti che ci aspettano o ai nostri nuovi bisogni.

Allora perché siamo così spaventati dalle crisi che la vita ci riserva, per altro come normale che sia? Perché comunque le crisi producono delle separazioni, delle perdite. Si lascia una situazione di equilibrio consolidata e non si sa cosa ci succederà. Si deve fare i conti con la tristezza della perdita, con il lutto di ciò che si lascia andare, con la paura di non farcela. Se si accetta di affrontare il tempo del dolore, quello della paura e dell’incertezza e si cominciano ad esplorare gli aspetti di sé che emergono in questo processo, che è così importante per la conoscenza di sé, si potrà intravedere che nelle crisi c’è sì tanta fatica, ma anche la strada per inventare, maturare, esplorare e integrare nuovi e arricchenti aspetti di sé e del mondo intorno a sé.

Non tutto della crisi vien per nuocere insomma…!