Monthly Archives: June 2013

CONSUMISMO – IL LUSSO PER TUTTI

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Non cambiare stile di vita, cambia supermercato è l’invito che ci fa una nota catena di supermercati, offrendoci tra i suoi prodotti anche una linea di “lusso” low-cost. E noi siamo disposti a tanto, molto di più che cambiare supermercato, purché di mantenere il nostro stile di vita, o meglio, i suoi simboli, anche se fasulli. Rinunciare significherebbe dover intaccare non solo la propria immagine, ma persino la propria identità, che nella società consumistica si esprime soprattutto attraverso il possesso. Creiamo così l’illusione degli status symbol, in parte per gli altri, in parte per noi stessi, confondendo l’avere con l’essere.

Laddove consumare significa – come sottolinea Zygmunt Bauman – “investire nella propria appartenenza alla società”, è necessario fare il proprio dovere di “acquirenti attivi ed efficaci dei beni e servizi offerti dal mercato”. Altrimenti si diventa i poveri di oggi, più che dei disoccupati, dei non-consumatori, ovvero “consumatori difettosi”.

Per far funzionare il sistema l’economia dell’ eccesso, dello spreco e dell’illusione: “fa leva sulla irrazionalità dei consumatori, non sulle loro previsioni informate e disincantate; punta a suscitare emozioni consumistiche, non a sviluppare la ragione”. La pubblicità con i suoi messaggi sia subliminali che espliciti e diretti ci condiziona inevitabilmente.

In questo contesto i desideri devono rimanere insoddisfatti per assicurare la circolazione delle merci tra le linee di produzione, negozi e pattumiere – devastante sia per l’ambiente che per la cultura e il benessere. Veniamo convinti e ci convinciamo di avere bisogno sempre di cose nuove, oggetti alla moda, all’avanguardia, e nella loro versione più recente. La cultura usa-e-getta non riguarda solo le cose, ma si allarga alle persone e alle relazioni.

Seguendo invece il ragionamento di Annie Leonard, autrice del video The Story of Stuff, scopriamo che consumare meno non significa fare i martiri ma essere liberi. Vivere con meno cose migliora la qualità della vita, al contrario del circolo vizioso “lavora e spendi”. Per riuscire a liberarsi dalla trappola del “comprare per sentirsi bene” bisogna capire cosa ci rende veramente felici e soddisfatti. La consapevolezza costituisce dunque il passo più importante verso il cambiamento.

 

 

Per approfondire il pensiero di Zygmunt Bauman citato in questo articolo, vi consiglio Consumo, dunque sono, (Laterza, 2012).

Per sapere di più su Annie Leonard e il suo progetto visitate il sito: www.storyofstuff.org

Leggete anche: “Downshifting come stile di vita”

I SEGRETI DEL PANE: PANE DI FARRO


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Il farro è il più antico tipo di frumento, coltivato dall’uomo fin dal neolitico. E’ stato alla base dell’alimentazione delle legioni romane e veniva usato principalmente per preparare pane, focacce e polente. Con il tempo è stato in gran parte sostituito dal grano tenero e dal grano duro, soprattutto per della sua minore resa e maggiori costi di lavorazione.

Di recente il farro è stato riscoperto per le sue caratteristiche organolettiche e proprietà nutrizionali. La sua coltivazione è spesso associata all’agricoltura biologica e al tentativo di valorizzare zone agricole marginali, non adatte alla coltivazione intensiva di grani cereali. E’ ricco di sali minerali (in particolare fosforo, potassio e magnesio), vitamine e aminoacidi, inoltre è più ricco di fibre e più digeribile degli altri tipi di grano.

Il farro si presta bene sia alle preparazioni tradizionali, come la zuppa di farro, che a quelle moderne, ad esempio, l’insalata di farro, rucola e pere con gorgonzola e miele. Con la farina di farro è possibile fare un ottimo pane.

Ecco la ricetta che uso spesso: un bicchiere di lievito naturale di segale, 5 bicchieri di farina di farro integrale, 2 cucchiaini di sale, 1 cucchiaio di zucchero di canna, 1 cucchiaio di aceto balsamico, acqua, olio (da spalmare nel tegame)

Cominciamo due giorni prima mischiando 1 bicchiere di lievito con mezzo bicchiere di farina e mezzo bicchiere d’acqua. Lasciamo in un luogo caldo tutta la notte. Il giorno dopo ripetiamo la procedura. Il terzo giorno aggiungiamo il resto della farina, l’aceto, il sale, lo zucchero e un bicchiere d’acqua. Lavoriamo un impasto lento, lo copriamo e lasciamo lievitare una quarantina di minuti. Trascorso questo tempo, trasferiamo l’impasto in un tegame di terracotta, precedentemente unto con l’olio, copriamo e lasciamo lievitare almeno un paio d’ore. Una volta completata la lievitazione mettiamo il tegame (ancora coperto) nel forno freddo e lo impostiamo a 225 gradi. Una volta riscaldato, togliamo il coperchio del tegame, e dopo 10 minuti abbassiamo la temperatura a 220 gradi. Continuiamo la cottura per altri 25 minuti, finché la crosta diventa ben dorata.

TUTORE PONSETI RI-UTILIZZATO

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Mio figlio è nato con il piede torto (qui potete leggere la sua storia). Si tratta di un’anomalia congenita che colpisce 1-2 bambini ogni 1000. Le ossa del piede, le articolazioni e le parti molli sono deformati e il piede e la caviglia sembrano irrigiditi in una cattiva posizione.

La metodica di Ponseti, con la quale è stato curato mio figlio, si pone come obiettivo fondamentale la correzione del piede limitando l’aggressione chirurgica (e quindi la rigidità, la debolezza ed il dolore che ne potrebbero conseguire in età adulta). Il piede viene corretto progressivamente con utilizzo di apparecchi gessati e viene così preparato per l’intervento chirurgico, necessario nell’80-90% dei casi. Questo intervento, ovvero la tenotomia percutanea del tendine di Achille, consiste in una microincisione nella parte posteriore della caviglia, che consente di effettuare la sezione del tendine d’Achille.

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La correzione viene mantenuta grazie all’utilizzo di un tutore composto da due scarpette fissate con una barra in alluminio. Il tutore ferma i piedi in abduzione (rotazione esterna), evitando che tornino nella posizione sbagliata e viene indossato inizialmente per circa 23 ore al giorno. Quando il bambino inizia a mettersi in piedi il tutore viene proseguito solo di notte e durante i riposini diurni, fino all’età di circa 4 anni. Utilizzo del tutore è quindi indispensabile per limitare il rischio di una recidiva.

 

Visto il costo piuttosto elevato e la frequenza con la quale le scarpine devono essere sostituite – considerando la crescita dei piedini – il peso per il Sistema Sanitario Nazionale non è indifferente. Spesso le pratiche burocratiche sono poco chiare e i tempi d’attesa lunghi, quindi si rischia di compromettere la fase di mantenimento usando delle scarpine di una taglia non adeguata. In più alcune ASL, avendo delle risorse limitate, cominciano ad avere difficoltà a rimborsare le spese per il tutore, spostando così il peso sulle famiglie.

Questi problemi, oltre alla voglia di evitare gli sprechi (perché buttare le scarpine dopo averle utilizzate solo per pochi mesi?!), hanno portato i genitori a organizzarsi in un’iniziativa di solidarietà.

Faccio parte di due gruppi su Facebook: “piede torto congenito” e “piede torto congenito metodo Ponseti”, dove i genitori e altri parenti dei bambini affetti da PTC possono raccontare le loro esperienze, scambiare dei consigli, cercare il confronto e il conforto. In uno dei post abbiamo specificato le nostre disponibilità, ovvero i numeri delle scarpine che non utilizziamo più ed eventuali barre in disuso. Ognuno può sia dichiarare la propria disponibilità che fare una richiesta nel caso di bisogno (scarpine troppo piccole, la barra rotta). In questo modo, oltre a spedire i tutori nei paesi con delle risorse per la sanità limitate, facciamo circolare i tutori tra di noi, riutilizzandoli finché sono in buono stato.

Un’iniziativa davvero minimalogica, mi piace tanto!!!

 

Le informazioni riguardo il piede torto e la metodica di Ponseti sono state tratte dalla scheda informativa redatta dal dottor Manuele Lampasi, ortopedico della Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica dell’Istituto Ortopedico Rizzoli.
Per avere più informazioni potete consultare anche il sito
www.piede-torto.net oppure il blog www.piede-torto.it.